venerdì 11 aprile 2008

voglio dire!

voglio dire che qui trovo in me stessa la forza che credevo non avere.
voglio dire che qui sto bene.
voglio dire: mamma, papà mi dispiace ma avevo ragione io.
voglio dire che ho capito che me la so sbrigare da sola.
voglio dire che inizio a capirmi.
voglio dire che anche se c'è stato un brutto periodo, ho ricominciato a correre.
voglio dire che da qui tornerò cambiata, non solo con un o una frangetta alla barcellonese.
voglio dire che se per gli altri sarò cambiata in meglio o in peggio, per me è iguale.
voglio dire che starò male quando tornerò a casa.
voglio dire che in quel momento troverò un molo a cui attraccare la mia barca. e sarà finire presto l'università per andarmene di nuovo..
voglio dire che credo abbia più coraggio chi rimane a cercare di cambiare le cose.
voglio dire che purtroppo io per ora sento di non potercela fare.
voglio dire che sto anche imparando ad amare la mia terra.
voglio dire: Chiara spero no ti dimentichi di me.
voglio dire che ha tutta la mia gratitudine e devozione l'uomo che inventò l'erasmus.
voglio dire che di barcellona "m'ha fattu 'namurà la cammatura e lu parlà"
voglio dire che la vida es un carnival.
voglio dire che è stimolante leggere i nomi delle strade per farsi una mappa mentale.
voglio dire che ancora non mi ritengo una donna.
voglio dire che mi sono stancata dell' "ansia da prestazione".
voglio dire che ho ripreso a scrivere con un buon ritmo e con un progetto.
voglio dire che mi sento come mai fino ad ora profondamente io, quando piango e quando rido.
Grazie
Ilaria

mercoledì 9 aprile 2008

suggestioni letterarie (1)


" si", egli disse allora, "siamo proprio come canne al vento donna Esther mia. Ecco perchè! Siamo canne, e la sorte è il vento"

Grazia Deledda

Pagine intrise di sud, parole da leggere ma soprattutto da immaginare e odorare.
Siamo davvero tanto fragili come le canne che si piegano al vento?
Non credo, anche se delle volte non riusciamo ad opporci alla corrente del destino..
Che tutto vada bene.


Paginas empapadas de sur, palabras para leer pero sobretodo para imaginar y oler.
Somos tan fragiles como cañaveral que se dobla al viento?
no creo, aunque si a veces no conseguimos oponernos a la corriente del destino...
Que vaya todo bien.

CARPE DIEM QUAM MINIMUM CREDULA POSTERO

domenica 6 aprile 2008

Er civettaro nella bcn



Antonio Panico, 61 anni (ma per entrare gratis ai musei 65), pensionato, ex "giovincello scherzoso" e irriducibile viaggiatore " in vespa piaggio" dei lontani anni 70, a Barcellona...
Un'esperienza che sfiora il mistico...
Riporto alcune delle scene madri della sua vacanza:
- "porcaccia la miseria.... porcaccia la miseria...porcaccia la miseria" e così per tutte le tre ore che abbiamo passato dentro e fuori alla sagrada.
- " ma tutta sta gente de ddhu esse? Mancu la festa de S.Pietru!" con la mano sulla tempia per l'affollamento della rambla in pieno venerdì pomeriggio.
(traduzione: ma tutta questa gente da dove viene fuori? Neanche alla festa di S.Pietro -festa patronale di Galatina- c'è tutta questa gente!)
- " Ma a cuanti methri stamu sotta terra?.... praticamente la vita ste qua sotta!Signore miu!" fermata metro universitat nel cambio linea rossa-linea lilla.
(traduzione: a quanti metri sotto terra siamo?.. praticamente la vita è qui sotto!Signore mio!)
- " ca ccuai su le undici e tuttu buona notte ede..." in tono timidamente polemico un giovedì mattina presto in casa mia.
(traduzione: che qua sono le undici e ancora è tutto buona notte)
- "Ma iddhi tenanu nu sistema de mangiare diverso de u nosciu no?" quasi orrorizzato dalla cena a base di panino e formaggio dei miei coinquilini.
(traduzione: ma loro hanno un sistema diverso per mangiare no?)
- " wei, ancora nunn'aggiu truvatu nu galatinese" sorpreso come un bambino al terzo giorno nella bcn.
(traduzione. non ho ancora incontrato un galatinese!)
Er civettaro colpisce ancora, a voi la parola..

Antonio Panico, 61 años (pero para entrar gratuitamente en los museos 65),jubilado, ex "giovincello scherzoso" y viajero " en vespa piaggio" en los lejos años 70, en Barcelona...
Una experencia casi mistica...
Menciono algunas de las escenas de su vacancia:
- "porcaccia la miseria.... porcaccia la miseria...porcaccia la miseria" para todas las tres horas que pasamos adentro y afuera de la sagrada familia.
- " ma tutta sta gente de ddhu esse? Mancu la festa de S.Pietru!" con la mano sobre la frente viendo la rambla en plena tarde de viernes.
(traducion: pero,toda esta gente desde donde esta saliendo?Tampoco en la fiesta de Sa. pietro- la fiesta por el patron de Galatina-hay tanta gente!)
- " Ma a cuanti methri stamu sotta terra?.... praticamente la vita ste qua sotta!Signore miu!" parada de metro universita durante el trasborde.
(traducion: a cuantos metros bajo de la tierra estamos?.. en pracitca la vida esta aqui abajo!Jesus mio!)
- " ca ccuai su le undici e tuttu buona notte ede..." en tono timidamente polemico un jueves por la mañana temprano en mi piso.
(traducion: que aqui son las once y todavia todo es buenas noches)
- "Ma iddhi tenanu nu sistema de mangiare diverso de u nosciu no?" casi horrorizzado por la cena con bocadillo y queso de mis compañeros de piso.
(traducion: tienes una costumbre diferente para comer verdad?)
- " wei, ancora nunn'aggiu truvatu nu galatinese" asombrado como un niño al tercer dia en bcn.
(traducion. todavia no he encontrado un galatinese -habitante de Galatina-) Er civettaro (uno con la fijacìon de las lechuzas)impresiona aun.
A vosaltres la paraula..


giovedì 3 aprile 2008

Chega de saudade by Joao GIlberto

Toda Saudade

La BBC l'ha messa al settimo posto nella classifica delle parole più difficili da tradurre.
Gilberto Gil ha tentato di spiegarla in una canzone: Ogni saudade è la presenza dell`assenza / Di qualcuno, un luogo o un qualcosa, infine / Un improvviso no che si trasforma in sì / Come se il buio potesse illuminarsi. / Della stessa assenza di luce / Il chiarore si produce, / Il sole nella solitudine. / Ogni saudade è un capsula trasparente / Che sigilla e nel contempo porta la visione / Di ciò che non si può vedere / Che si è lasciato dietro di sé / Ma che si conserva nel proprio cuore.
Chico Buarque l'ha definita così: « La saudade è mettere in ordine la camera del figlio già morto»
La sfortunata Elis Regina, giovane vittima di un miscela letale di cinzano e cocaina, le da voce con i suoi toni vellutati e intimisti, decisi e soffici, ascendenti e discendenti.
E' l' aggrovigliata sensazione che alimenta tutta la bossa nova, nonchè l'anima del brasile.
Forse traducibile in malinconia... tristezza...tormentata presenza di un'assenza... ricordo nostalgico...insieme a un sentimento di quiete, speranza e fiducia nel tempo; il presente che scorre lento e fatica, tre puntini di sospensione senza pretese.
Sarò pazza ma ne sono totalmente affascinata... in questa notte alla Chega de Saudade


La BBc la puso en la septima posicion entre la palabras mas dificiles de traducir.
Gilberto Gil ha probado a explicarla en una cancion. Toda saudade é a presença da ausência / De alguém, de algum lugar, de algo enfim, / Súbito o não toma forma de sim / Como se a escuridão se pudesse a luzir. / Da própria ausência de luz / O clarão se produz, / O sol na solidão. / Toda saudade é um capuz transparente / Que vede e ao mesmo tempo traz a visão / Do que não se pode ver / Porque se deixou pra traz / Mas que se guardou no coração.
Chico Buarque la explica como: "la saudade es poner en ordre la habitacion del hijo muerto"
Elis Regina, que tuve poca suerte con un cinzano y cocaina, le dona una voz con sus tonos intimos y sedoso, decididos y blandos,ascendentes y discendentes.
Es la complicada sensacion que alimenta toda la bossa nova, es el alma del brasil
A lo mejor se puede traducir como melancolia...tristeza, atormentada presencia de un ausencia.. recuerdo nostàlgico..juntos a calma, esperancia y confianza en el tiempo; es el presiente que pasa lento y con dificoltad, tres puntos de sospension sin pretensiones.
A lo mejor estoy loca pero me fascina...en esta noche de Chega de Saudade

martedì 1 aprile 2008

..e santu paulu miu de Galatina famme na grazia mò a sta signurina..

Il Tarantismo era una forma espressiva d'isteria e repressione sessuale.

Sono arrivata a questa conclusione grazie a una serata in un appartamento, per la prima volta da quando sono qui, davvero spagnolo: un docente di antropologia che cucina, una femme fatal che lavora a radio popolare, una stecca di ragazza inglese, uno a cui piace l'ultimo album di Capossela, una con i capelli blu e un musicista agganciato a twin peaks (io l'ho visto tutto ehehehe-)
Mi sono sempre chiesta sull'esistenza di questo veleno della taranta che spingeva a scalare grate e altari, che gettava al suolo donne in uno spasmo ritmico, che dava spettacolo e inquietava la folla della Cappella di Sant Paolo di Galatina.
I miei ricordi sono molto sfocati, l'ultima taranta c'è stata negli anni novanta, e oltre alle parole di mia mamma che mi raccomandava di non vestirmi di rosso perchè attraeva la furia danzatrice e poteva essere pericoloso, mi rimangono solo le urla di queste donne e il sole che si levava salutando il 29 Giugno.
Con il lavoro di De Martino ho provato ad andare più in fondo al fenomeno e le testimonianze delle donne raccolte dopo la trans e lo sfinimento del ballo mi hanno messo i brividi, così come il racconto su una parente di mia nonna che già da Maggio non riusciva più a stare ferma e pagava i tamburellisti perchè le suonassero tutto il tempo.
E' un canto disperato a ritmo del mio cuore, è una danza sfrenata che mi scorre nelle vente, ne sono sempre più cosciente..

A chi vuole saperne di più consiglio:
" La terra del rimorso " di Ernesto De Martino
www.croponline.org/tarantismo.htm
musica del canzoniere grecanico salentino
due film di grande impatto fimati da Edoardo Winspeare: "Sangue vivo" e "pizzicata"