Lo diceva Marco Paolini: ma perchè dobbiamo pagare per sudare, per muoverci, per fare attività fisica se abbiamo parchi (non molti per la verità), strade o mille altri modi per mantenersi in forma?
Effettivamente non ha tutti i torti. perchè devo pagare qualcuno che mi urla "dai! Forza! Ancora!", che poi io lo devo maledire ogni quarto d'ora? Devo necessariamente scambiare il mio potere d'acquisto con un servizio che mi fa diventare yogurth l'acido lattico che mi viene nei muscoli, con uno spogliatoio affollato di "jolande" toniche senza passaporto?
Non c'è gusto fare attività fisica senza la prima della fila che becca tutti i passi dell'aerobica e non ti fa vedere una minchia, senza la strafiga amica dell'istruttore a cui diresti "io al posto tuo mi mangerei un duplo invece de stà qua!", senza lo step del culo sodo e senza il tappetino della morte? Sapete perchè andiamo in palestra? Perchè DOBBIAMO PAGARE. Altrimenti non ci alzeremmo nemmeno dalla poltrona per andare in bagno. Solo pagando ci sentiamo "in dovere" di mantenerci in forma, è questo il fulcro, se non paghiamo non siamo soddisfatti.
Ora, scusatemi... devo andare in palesta. (hahahaha)
Sayonara.
martedì 17 marzo 2009
...CINC, SEI, SET E OTT...
venerdì 13 marzo 2009
... SUCCEDE A CIUDAD JUAREZ...
Trascrivo la lettera di Lucrezia Elia su Internazionale di questa settimana.
Lo faccio perchè mi ha molto colpito e perchè sono certa che tanti lilliput possono buttare a terra il grande Gulliver.Vi scrivo perchè una rivista come la vostra deve sapere e deve far sapere quello che sta succedendo a Ciudad Juarez, città del Messico settentrionale al confine col Texas. Mia mamma, nata e cresciuta a Juarez, ricorda la sua città come un posto tranquillo e sicuro, dove giocava dalla mattina alla sera por las calles. Con il passare degli anni si è trasformata nella città più pericolosa del paese e tra le meno sicure di tutto il mondo. La scomparsa di donne, il traffico di droga, la polizia corrotta, sequestri e uccisioni di innocenti civili sono all'ordine del giorno. Ieri è bastata una chiamata di neanche due minuti per farci crollare il mondo addosso: mio nonno, Pedro Mena Nunez, è stato sequestrato nella sua menuderia (tavola calda) e il riscatto è di quarantamila dollari. Non ci si può rivolgere alla polizia perchè è corrotta, i soldi non si riescono ad avere subito dalle banche, ma soprattutto chi ci garantisce che riavremo il nostro Pedro sano e salvo? Odio sapere di non poter fare molto per salvarlo, odio l'ansia di non sapere cosa gli stia succedendo e di aspettare che parenti ci chiamino per darci notizie. Ma il mio Dio mi porta a chiedervi in ginocchio di rendere pubblico in tutto il mondo quello che sta succedendo a Città Juarez, soprattutto in questi ultimi giorni, per aiutare tutte le persone innocenti che subiscono violenze. Si stanno violando diritti umani che devono essere garantiti a chiunque, dal Messico all' Italia, e bisogna cominciare a fare qualcosa. Magari partendo da un semplice articolo.
domenica 8 marzo 2009
..IL SANGUE DEI MEDIA....
Un piccolo momento di attenzione per un piccolo consiglio.
Per chi è "avanti" (detta alla luciana littizzatto in macao un pò di anni fa) e ha il digitale terrestre, il mercoledì sera attorno alle 23.00, e in replica il sabato alle 13.00 va in onda un magazine dinamico, originale, interessante e curioso.
Trovo l'ambientazione geniale ( bagno con vista sull'abisso) dalle cui porte entrano ed escono gli inviati in una sorta di teletrasporto rispetto al luogo del loro servizio.
Una conduttrice bionda, dal sempre uguale crea un personaggio che rimane nella memoria; tecniche innovative di montaggio e di scrittura del programma; argomenti di attualità riguardanti il mondo che ci circonda, come cambia in relazione ai media di consumo e la loro usufrizione; e soprattutto giovane, spassoso che da largo spazio ai giovani.
Tra gli spazi fissi della trasmissione c'è una finestra sempre aperta sul mondo facebook in tutte le sue ramificazioni e le canzoni riadattate in versione tragicomica da Andrea Morandi
Genial! direbbe il mio amico gallego Roy, Un termine che anche in italiano rende perfettamente il sentimento che sto cercando di trsmettervi.
Per chi non si è evoluto e non ha il digitale terrestre qui il sito dove si possono vedere le puntate. Vabbè dai, sono buona oggi.. il link è anche per chi ce l'ha lo strumento del futuro della televisione...:D
Qui vi lascio due contributi.... aggevoliamo il filmato..ahahahahaha! Un bacio a tutti beddhi!
venerdì 6 marzo 2009
...ALLARME DEMAGOGIA...
Voglio essere chiara e coincisa.
I dati del ministero dell'interno dicono in modo oggettivo che 6 violenze su 10 sono perpetuate da cittadini di nazionalità italiana.
E allora perchè non si fa altro che parlare di allarme immigrazione in stretta relazione con la sconcertante ondata di stupri e violenze? Perchè il vero allarme è quella della comunicazione: demagogica, pilotata e propagandistica.
Intendiamoci: non voglio nè santificare nè tanto meno ho la pretesa di analizzare in queste quattro modeste parole i fatti, le persone di altra etnia che hanno commesso questo tipo di abusi, con o senza prova del DNA.
Ho solo la brutta sensazione che si stia gridando "al lupo al lupo!"fuori dalla finestra per fare chiasso e non ascoltare il cacciatore che spara dentro casa.
Non trovo altra spiegazione alle copertine dei tg di un quarto d'ora per lo stupro di San Valentino, i lunghi soliloqui di sindaci, prefetti e roba bella, tutti gli speciali e gli approfondimenti con la medesima direzione accusatoria: EXTRACOMUNITARIO ( una definizione orribile) VIOLENTA.
Della donna rumena di Roma, di quella di Trapani, e chissà di quante altre che provano lo stesso dolore per colpa di un italiano, non si sa nulla. La loro condizione di EXTRACOMUNITARIE non le rende degne di nota, o semplicemente non sono funzionali per creare un clima di razzismo tra vicini?
martedì 24 febbraio 2009
... DEL FESTIVAL ...
Il festival della canzone italiana di Sanremo non morirà.
Può essere moribondo, malatuccio, colassato..ma non scomparirà.
Perchè fa parte del nostro background culturale, della nostra "italianità", è uno degli eventi caratterizzanti della nostra società.
Di certo la maggior parte delle canzoni presentate sul quel palcoscenico non hanno alcun risvolto radiofonico; è ancor più impensabile di una "rivoluzione culturale" per cui il festival si avvicina realmente alla musica che i giovani ascoltano ( anche se le sperimentazioni di Bonolis in questa edizione e in quella del 2005 meritano un applauso); ma, per utilizzare uno stracitato slogan, "sanremo è sanremo".
Penso anche che nonostante le premesse di ogni anno rivolte al "mettere al centro dello spettacolo la musica", io, noi guardiamo il festival perchè è essenzialmente un fenomeno di costume: le polemiche, le curiosità, il vestito di quella, il tacco di quell'altra, aspettare con la bava alla bocca se qualcuno cade dalla funambola strada, le luci, la scenografia, il colpo di scena della tipa nuda, il superospite etc etc..
Voi rinuncereste mai al pranzo della domenica?
Il festival è frutto dello stesso meccanismo.
Le radio e noi consumatori di musica, poi, daremo il vero televoto alla musica come dimensione propria, attraverso l'ascolto senza merletti.
Per cinque giorni però... se ne deve parlare.
Altrimenti..come faremo senza il gioco "chi si ricorda la canzone che ha vinto sanremo?"
venerdì 20 febbraio 2009
martedì 17 febbraio 2009
...DELLA REPUBBLICA SALENTINA DI OGGI...
Concedetemi una riflessione circoscritta alla mia terra e il suo presente.
E' da un pò di tempo che nel mio zapping frenetico e annoiato, sento sempre più spesso l'accento pesante come una peperonata, la cadenza cantilenante e le espressioni (italianizzate), che fanno del salentino un prodotto D.O.P.
Memoria televisiva alla mano, ecco gli esempi:
1. "Uomini e donne" una tronista e una corteggiatrice danno fiera mostra della loro salentinità, oltre che del neurone marcio del loro cervello.
2. "Amici" : la cantante dal timbro vocale in tono con la linea del momento ( vedi Giusy Ferreri), Alessandra Amoruso, è uno dei ragazzi più in vista.
3 "Zelig": l'imitazione di Giuliano dei Negramaro di Checco Zalone, il cui studio per fare così bene il tono di voce deve essere stato davvero accurato.
E poi, ancora, il Salento è sempre più presente nei grandi media: pensiamo al lecce serie A, ai negramaro e ai Sud Sound System, alle numerose puntate di Liena Blu dedicate alle nostre coste, il film di Winspeare sulla sacra corona unita presentato con grande risonanza al festival del cinema di Roma. Ancora non ho finito, mancano ancora i vini salentini che trovano spazio e gusto all'angolo enogastronomico della prova del cuoco,il gruppo del pop-porno portato alla ribalta da Simona Ventura ( "Il genio"), la canzone di Eugenio Bennato presentata al Sanremo dello scorso anno "Grande Sud" in cui l'inciso è cantato anche in dialetto sialentino.
Allargando ancora un pò il raggio della mia riflessione se cerchiamo su google "Salento" ne vengono fuori 9.890.000 link, su youtube 12.900 video, e sul socialnetwork più di moda abbiamo più di 50 gruppi "facebokkini" dai nomi elogiativi e fieri. C'è anche un canale su sky, il numero 952, "Salento Channel".
Nel settore turistico poi, da dieci anni a questa parte stiamo vivendo un escalation che riscatta il nostro patrimonio culturale e paesaggistico dalle famigerate riviere romagnole e liguri.
Cosa vuole tutta questa analisi? Vuole dire che sono contenta che la mia terra si è accorta che può salire sul palcoscenico ma contemporaneamente ho paura. O melglio la sensazione che non sapremo sfruttare al meglio questo periodo d'oro. Penso che i salentini siano incapaci di cooperare tra loro perchè naturalmente portati al benessere più prossimo del proprio giardino, non sono abituati ad alzare lo sguardo e guardare più in là, non amano il rischio, ed essenzialmente non amano i cambiamenti radicali.
Penso che dobbiamo stare attenti perchè le luci della ribalta possono accecare.
Intanto, guardate un pò fin dove è arrivata la nostra lingua.
TE LECCE SIMU SIMU, MISSIONE SUDAN
